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Fidarsi di Putin?

Pubblicato: agosto 19, 2008 in articoli, Uncategorized
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Eccoci qui a commentare questa bellissima notizia: Putin invade la Georgia. Ovviamente sono Putin e i suoi amici petrolier-imprenditori forse massoni e mafiosacci ad aver mosso queste scelte, mica altro. Purtroppo la notizia non mi ha per nulla sorpreso, ma, forse questo deriva dalla mia ignoranza della politica internazionale, mi sembra tutto così normale: la Russia con il suo leader autoritario sta risollevandosi e da superpotenza si riprende ciò che è suo. Oggi Georgia, ieri Kosovo. E la Cina con il Tibet? Cambia molto? Non mi pare. Ora tutti si scandalizzano ed ammettono l’errore di aver accreditato Putin come interlocutore democratico o comunque affidabile. Peccato non avergli assegnato le olimpiadi, sarebbe stato davvero imbarazzante e tragicamente ironico. Resta comunque e sempre l’impressione che tutto questo smuova tanto in apparenza ma poco in sostanza: vorrei proprio vedere i flussi di denaro che si muovono e si muoveranno nei prossimi mesi tra America e Russia, tanto per dirne una. Vien quindi da dire: non ci prendete per il culo, ok? Fate che entrare in casa e spararci per i vostri sporchi giochi di potere senza troppe storie. Ovviamente per me non è così, si lotterà, ma.
Solo un ultimo appunto: segnate questa storia alla voce “Fare patti con il diavolo”. Le prossime puntate le osserveremo insieme tutti insieme.
Copincollo un bell’articolo che parla della situazione.

«Basta illusioni: non fidiamoci di Putin»
Brzezinski: «Come Stalin e Hitler. Ora l’Occidente deve farsi sentire»

Zbigniew Brzezinski, che cosa deve pensare il mondo dell’invasione russa della Georgia?
«Ciò che è in gioco, fondamentalmente, è il tipo di ruolo che la Russia vuole ricoprire nel nuovo sistema internazionale. Sfortunatamente, Putin sta avviando la Russia su una rotta che ricorda da vicino quella di Stalin e di Hitler sul finire degli anni Trenta. Il ministro degli Esteri svedese, Carl Bilt, ha sottolineato il parallelo tra la “giustificazione” di Putin per smembrare la Georgia — la presenza russa nell’Ossezia del Sud — e le tattiche di Hitler nei confronti della Cecoslovacchia, per “liberare” i tedeschi sudeti. Ancor più minacciosa è l’analogia tra quello che Putin sta facendo in Georgia e quello che Stalin fece in Finlandia, vale a dire, sovvertire con l’uso della forza la sovranità di un piccolo Stato confinante democratico. A tutti gli effetti, morali e strategici, la Georgia è la Finlandia dei nostri giorni. La questione che oggi la comunità internazionale deve affrontare è come reagire a una Russia che ricorre sfacciatamente all’uso della forza, con un più vasto disegno imperiale in mente: reintegrare il territorio ex sovietico sotto il dominio del Cremlino e impedire all’Occidente l’accesso al Mar Caspio e all’Asia centrale, grazie al controllo sull’oleodotto Baku/Ceyhan che attraversa la Georgia. Se la Georgia capitolerà, non solo l’Occidente si ritroverà tagliato fuori dal Mar Caspio e dall’Asia centrale, ma possiamo logicamente prevedere che Putin, se non troverà ostacoli, userà la medesima tattica verso l’Ucraina, Paese contro il quale ha già espresso minacce».

Che cosa può fare l’Occidente per ostacolare questi nuovi piani della Russia?
«Tutta la comunità internazionale deve dichiarare apertamente che questo tipo di comportamento verrà sanzionato con l’ostracismo e con penalizzazioni di tipo economico e finanziario. Infine, se la Russia persiste su questo cammino, verrà punita dalla comunità internazionale con l’isolamento, un rischio di portata ben più grave per il suo benessere. Gli Stati Uniti, in particolare, devono accollarsi la responsabilità maggiore per mobilitare una risposta collettiva internazionale. L’invasione della Georgia da parte della Russia è un triste commento sugli otto anni di illusioni che la Casa Bianca ha nutrito nei confronti di Putin e del suo regime. Ricordo in modo particolare due commenti: il primo di Bush, che quando incontrò Putin ebbe a dire di aver letto nella sua anima e di fidarsi di lui. Il secondo, non molto tempo fa, di Condi Rice, la quale ha affermato che i rapporti americani con la Russia non sono mai stati così buoni nel corso della storia!».

John McCain ha già suggerito che la Russia dovrebbe essere espulsa dal G8. È una misura che anche lei prenderebbe in considerazione?
«Il G8 rappresenta comunque una finzione impotente. Le misure di condanna dovranno andare ben oltre. Si tratterà di uno sforzo concertato a tutti i livelli — alle Nazioni Unite, nel Consiglio Atlantico, nell’Unione Europea e nella Nato, dietro consultazione di Giappone, Cina e altri».

L’Occidente è obbligato ad aiutare la Georgia a resistere all’attacco russo con qualche forma di sostegno militare?
«La questione non è quali sono gli obblighi dell’Occidente in questo momento. La questione riguarda i nostri interessi a lungo termine. Se la Russia, travisando il suo potere e le sue capacità, oggi intraprende un cammino apertamente nazionalistico e imperialistico, noi tutti pagheremo le conseguenze. Pertanto è importantissimo che la Russia venga fermata adesso, avviando uno sforzo concertato e globale di opposizione e di condanna dell’invasione russa. Si potrebbe arrivare a sanzioni economiche e finanziarie, anche se si spera che altri leader russi, tra cui l’élite economica, saranno capaci di conservare il sangue freddo e tener presenti quali sono le aree vulnerabili del Paese. La Russia non è in grado di affrontare un’altra Guerra fredda».

Una risposta potrebbe essere quella di ammettere immediatamente la Georgia nella Nato?
«L’Occidente ha rinunciato ad estendere il “piano d’azione” per l’inclusione della Georgia nella Nato proprio per rispetto delle obiezioni russe. Adesso è chiaro che la deferenza mostrata a Putin, alla luce delle sue dichiarate ambizioni, è stata controproducente. In reazione a quanto accaduto, la Nato dovrebbe concedere il suo piano di azione alla Georgia, rafforzando l’impegno espresso a Bucarest lo scorso marzo, che riguarda appunto l’intenzione di accogliere, in futuro, questo Paese tra gli stati membri».

Lei non ha menzionato nemmeno una volta il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ma solo Putin. Che ruolo ha Medvedev in tutto questo?
«Un ruolo simile a quello del capo di Stato dell’Unione Sovietica nel 1950. Chi ricorda più il suo nome? La vera autorità era invece qualcuno che ancora oggi tutti ricordano… e fa rima con Putin».

Nathan Gardels
Global Viewpoint, distribuito da Tribune Media Services (Traduzione di Rita Baldassarre)
19 agosto 2008

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