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Leggo con gioia che Confindustria se ne frega dei problemi italiani sbandierando slogan contro una lotta di classe, in un paese in cui milioni di operai votano Berlusconi, inesistente. Non basterebbero. Strano, in America i manager stessi propongono di aumentare le tasse ai loro stipendi ed in Inghilterra lo stanno già facendo.
Noi? Meglio lasciarsi al sonno di Tremonti.
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Il sindacato di Epifani propone di applicare il prelievo a chi guadagna
più di 150mila euro l’anno. Sì del Pd. Gli industriali: “Inutile, scatena lotta di classe”
La Cgil: “Tassare i redditi alti”
E’ scontro con Confindustria
di LUISA GRION
La Cgil: “Tassare i redditi alti” E’ scontro con Confindustria

Guglielmo Epifani ed Emma Marcegaglia

ROMA – Servono soldi? Chiediamoli a chi ne ha di più. Guglielmo Epifani ne aveva già parlato due giorni fa dal palco di piazza San Giovanni, teatro della manifestazione di statali e metalmeccanici Cgil contro la politica economica del governo e la riforma della contrattazione. Ora il primo sindacato d’Italia torna, con più forza, a proporlo. In tempi di crisi nera, come questa, chi più ha più dà: dunque si potrebbe aumentare, temporaneamente, la tassazione sui redditi superiori ai 150 mila euro annui. Le entrate così recuperate potrebbero essere spese a favore di chi sta peggio e dei giovani precari: una sorta di tassa di solidarietà.

Ieri, la proposta è stata rilanciata negli studi di “Domenica in” da Agostino Megale, segretario confederale Cgil, ottenendo un “sì” di massima dal Pd (sia dalla componente Ds che dalla componente Margherita) e un “no” deciso da Confindustria. “La crisi richiede uno sforzo eccezionale – ha spiegato Megale – negli ultimi 7-8 anni i redditi dei lavoratori dipendenti solo aumentati in media dello 0,5 per cento, vale a dire, 4.500 euro, quelli dei dirigenti dell’8, cioè 25.000, quelli dei primi cento top manager di 830.000 euro: ognuno di loro guadagna quanto cento operai o cento impiegati”. L’intervento cui pensa il sindacato è una tassazione extra per due anni che – rifacendosi a provvedimento già approvato in Gran Bretagna – aumenti del 5 per cento (dal 43 al 48 per cento) l’aliquota per i redditi oltre i 150 mila euro (215 mila contribuenti secondo la Cgil, 115 mila per il fisco) ottenendo un miliardo e mezzo di gettito aggiuntivo.

L’idea non piace affatto a Confindustria: “Un’operazione del genere alimenterebbe solo una lotta di classe superata da anni e porterebbe ben poco nelle casse dello Stato” ha commentato Alberto Bombassei, vicepresidente dell’associazione. “La crisi è difficile, serve altro: non saranno quei 70-80 supermanager italiani a fare la differenza con le loro tasse”. Dello stesso parere Fabio Cerchiai, presidente dell’Ania, l’associazione delle assicurazioni che boccia la proposta come “negativa”.

Non la pensa così, invece, il Pd, che considera fattibile, anche se non risolutiva la proposta della Cgil. “Una soluzione del genere l’aveva applicata anche il governo Prodi, che per un anno aveva sterilizzato l’indicizzazione delle pensioni alte – commenta l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano – ma le misure temporanee di scopo non portano gettiti rilevanti. Questa soluzione potrebbe contribuire assieme ad altre a definire un piano d’intervento di spirito collaborativo, ma per fare questo bisognerebbe aprire un tavolo di concertazione e mi pare che il governo non abbia alcuna intenzione a riguardo”.

La tassazione extra piace anche ad Enrico Letta che ricorda come lui stesso abbia proposto – poco tempo fa – di finanziare le protezioni per i parasubordinati senza rinnovo attraverso un contributo straordinario dei redditi alti: dai parlamentari in su. Sempre guardando a sinistra plaude alla Cgil anche Rifondazione, partito che poco più di due anni fa aveva lanciato la campagna “Anche i ricchi piangano” proponendo tassazioni extra sui redditi alti e rendite. “Una scelta del genere metterebbe finalmente mano all’enorme problema della mancata redistribuzione del reddito – dice Paolo Ferrero – Meno male che ci ha pensato la Cgil visto nel piano anti-crisi del Pd non c’era nulla a riguardo. Invece se non si parte da lì, dalla crisi non si esce”.
(16 febbraio 2009)

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