Keynes, le giraffe e il Pd

Pubblicato: maggio 5, 2010 in Uncategorized
Tag:, , ,

Un bell’articolo di stefano Feltri, dal fatto quotidiano su Keynes, la sinistra e l’economia,

http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2482981&yy=2010&mm=05&dd=02&title=keynes_le_giraffe_e_il_pd

2 maggio 2010
Nella crisi economica che dura ormai da tre anni, è successa una cosa strana: la sinistra non ne ha approfittato. La finanza è collassata, le società più diseguali sono implose, il miraggio del debito è svanito, l’illusione che garantire stipendi esagerati ai top manager fosse necessario per assicurare che le aziende fossero gestite bene si è rivelata nient’altro che una rapina legalizzata. Eppure, i partiti che avevano sempre avversato queste pratiche sono tutti in difficoltà (con la parziale eccezione dei democratici americani). Come è potuto accadere?

Una delle risposte è che, come è successo in Italia, gli ex socialisti o ex socialdemocratici avessero abbracciato il libero mercato e il liberismo un po’ troppo tardi, giusto un attimo prima che questo iniziasse a mostrare i suoi limiti. E così, con lo zelo e l’ingenua fede dei neofiti, le sinistre europee si sono trovate spiazzate dalla crisi.

Per ricominciare a Pier Luigi Bersani, a Martin Aubry, a Dominique Strass-Khan e magari pure a Gordon Brown (che presto avrà molto tempo libero), potrebbe essere utile leggere un libretto appena pubblicato dalla casa editrice DeriveApprodi. Si chiama “Laissez faire e comunismo” (84 pagine, 10 euro), raccoglie due brevi saggi di John Maynard Keynes, pubblicati negli Stati Uniti nel 1926 e praticamente inediti in Italia. Il primo è dedicato, appunto, al laissez faire, alla leggendaria risposta del mercante Legendre che alla domanda di Colbert – cosa può fare la politica per voi commercianti? – si limitava a dire: “Laissez nous faire”. Lasciateci fare. Il secondo saggio raccoglie impressioni sul comunismo di Keynes che, di ritorno da un viaggio in Russia pochi anni dopo la rivoluzione bolscevica, già era in grado di cogliere tutti i limiti di un sistema in cui gli incentivi e le motivazioni dei soggetti economici erano così diversi da quelli occidentali. Ne intravedeva anche molte potenzialità, alla luce di quello che succederà poi pecca di un eccesso di ottimismo, ma va ricordato il suo giudizio definitivo: il comunismo è una fede, una nuova religione, non una teoria economica.

Ma è il saggio sul laissez faire che Bersani e gli altri dovrebbero imparare a memoria. Perché fissa due punti fondamentali: quali devono essere i compiti dello Stato e cosa significa essere di sinistra. Keynes scrive che “l’agenda più importante dello Stato concerne non quelle funzioni che gli individui realizzano di già, ma quelle funzioni che cadono al di là della sfera individuale, quelle decisioni che nessuno adotta se non le adotta lo Stato”. Poi chiarisce ancora meglio: “La cosa importante non è che il governo faccia un po’ meglio o un po’ peggio quelle cose che gli individui stanno già facendo, ma che faccia quelle cose che al momento non si fanno del tutto”. A questo serve lo Stato e la politica, se i partiti ne fossero consapevoli potrebbero ritrovare quella dignità che hanno perduto da quando hanno cominciato a sentirsi “casta” non più civil servant (non può essere un caso se questa espressione è priva di traduzione italiana).

E qual è, stando alle parole di Keynes, una visione di sinistra degli obiettivi che lo Stato si deve porre nei suoi interventi? “Se lo scopo della vita è brucare le foglie fino ai rami più alti, il modo più ovvio per realizzarlo è lasciare che le giraffe dal collo più lungo affamino quelle dal collo più corto”. Il rischio c’è, obietta la destra liberista (che, per inciso, in Italia praticamente non esiste). E ha un’argomentazione pronta per ogni obiezione: se lasciamo le giraffe a sé stesse, le giraffe con il collo più lungo brucheranno foglie che altrimenti resterebbero al loro posto, le altre – a seconda delle loro dimensioni – mangeranno le altre. E, alla fine, magicamente sarà stato brucato il maggior numero possibile di foglie. Così “in regime di laissez faire, il profitto andrà a beneficio di quanti, per abilità o buona sorte, si troveranno con le loro forze produttive nel posto giusto al momento giusto”. Ma l’esempio italiano dimostra tutti i limiti di questo approccio: dalla privatizzazione delle grandi aziende (vedi Telecom e Alitalia) a quella delle banche, il profitto è sempre andato a chi in quel momento aveva una manciata di miliardi da investire, ma non si può certo dire che il risultato soddisfi gli amanti del libero mercato.

“Se abbiamo a cuore il benessere delle giraffe – scrive Keynes – non dobbiamo trascurare le sofferenze di quelle con il collo più corto che muoiono di fame, o le foglie dolci che cadono per terra e vengono calpestate nella lotta, o l’eccessivo nutrimento delle giraffe con il collo più lungo, o l’espressione incattivita dall’ansia e dall’ingordigia litigiosa che rabbuia i musi mansueti del branco”. E questa sarebbe già una buona agenda, quasi un programma di governo per una sinistra che voglia offrire un’alternativa.

Manca soltanto un punto al programma di Keynes: dopo un quindicennio berlusconiano di crescita zero o quasi e tre anni di crisi economica (forse cinque, alle prossime elezioni), un centro sinistra che in Italia aspira al governo dovrebbe anche suggerire qualche idea su come far crescere l’albero e assicurarsi che di foglie da brucare ce ne siano sempre di più.

Aspetto le vostre recensioni di libri e idee a s.feltri@ilfattoquotidiano.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...