Fidarsi di Putin?

Agosto 19, 2008

Eccoci qui a commentare questa bellissima notizia: Putin invade la Georgia. Ovviamente sono Putin e i suoi amici petrolier-imprenditori forse massoni e mafiosacci ad aver mosso queste scelte, mica altro. Purtroppo la notizia non mi ha per nulla sorpreso, ma, forse questo deriva dalla mia ignoranza della politica internazionale, mi sembra tutto così normale: la Russia con il suo leader autoritario sta risollevandosi e da superpotenza si riprende ciò che è suo. Oggi Georgia, ieri Kosovo. E la Cina con il Tibet? Cambia molto? Non mi pare. Ora tutti si scandalizzano ed ammettono l’errore di aver accreditato Putin come interlocutore democratico o comunque affidabile. Peccato non avergli assegnato le olimpiadi, sarebbe stato davvero imbarazzante e tragicamente ironico. Resta comunque e sempre l’impressione che tutto questo smuova tanto in apparenza ma poco in sostanza: vorrei proprio vedere i flussi di denaro che si muovono e si muoveranno nei prossimi mesi tra America e Russia, tanto per dirne una. Vien quindi da dire: non ci prendete per il culo, ok? Fate che entrare in casa e spararci per i vostri sporchi giochi di potere senza troppe storie. Ovviamente per me non è così, si lotterà, ma.
Solo un ultimo appunto: segnate questa storia alla voce “Fare patti con il diavolo”. Le prossime puntate le osserveremo insieme tutti insieme.
Copincollo un bell’articolo che parla della situazione.

«Basta illusioni: non fidiamoci di Putin»
Brzezinski: «Come Stalin e Hitler. Ora l’Occidente deve farsi sentire»

Zbigniew Brzezinski, che cosa deve pensare il mondo dell’invasione russa della Georgia?
«Ciò che è in gioco, fondamentalmente, è il tipo di ruolo che la Russia vuole ricoprire nel nuovo sistema internazionale. Sfortunatamente, Putin sta avviando la Russia su una rotta che ricorda da vicino quella di Stalin e di Hitler sul finire degli anni Trenta. Il ministro degli Esteri svedese, Carl Bilt, ha sottolineato il parallelo tra la “giustificazione” di Putin per smembrare la Georgia — la presenza russa nell’Ossezia del Sud — e le tattiche di Hitler nei confronti della Cecoslovacchia, per “liberare” i tedeschi sudeti. Ancor più minacciosa è l’analogia tra quello che Putin sta facendo in Georgia e quello che Stalin fece in Finlandia, vale a dire, sovvertire con l’uso della forza la sovranità di un piccolo Stato confinante democratico. A tutti gli effetti, morali e strategici, la Georgia è la Finlandia dei nostri giorni. La questione che oggi la comunità internazionale deve affrontare è come reagire a una Russia che ricorre sfacciatamente all’uso della forza, con un più vasto disegno imperiale in mente: reintegrare il territorio ex sovietico sotto il dominio del Cremlino e impedire all’Occidente l’accesso al Mar Caspio e all’Asia centrale, grazie al controllo sull’oleodotto Baku/Ceyhan che attraversa la Georgia. Se la Georgia capitolerà, non solo l’Occidente si ritroverà tagliato fuori dal Mar Caspio e dall’Asia centrale, ma possiamo logicamente prevedere che Putin, se non troverà ostacoli, userà la medesima tattica verso l’Ucraina, Paese contro il quale ha già espresso minacce».

Che cosa può fare l’Occidente per ostacolare questi nuovi piani della Russia?
«Tutta la comunità internazionale deve dichiarare apertamente che questo tipo di comportamento verrà sanzionato con l’ostracismo e con penalizzazioni di tipo economico e finanziario. Infine, se la Russia persiste su questo cammino, verrà punita dalla comunità internazionale con l’isolamento, un rischio di portata ben più grave per il suo benessere. Gli Stati Uniti, in particolare, devono accollarsi la responsabilità maggiore per mobilitare una risposta collettiva internazionale. L’invasione della Georgia da parte della Russia è un triste commento sugli otto anni di illusioni che la Casa Bianca ha nutrito nei confronti di Putin e del suo regime. Ricordo in modo particolare due commenti: il primo di Bush, che quando incontrò Putin ebbe a dire di aver letto nella sua anima e di fidarsi di lui. Il secondo, non molto tempo fa, di Condi Rice, la quale ha affermato che i rapporti americani con la Russia non sono mai stati così buoni nel corso della storia!».

John McCain ha già suggerito che la Russia dovrebbe essere espulsa dal G8. È una misura che anche lei prenderebbe in considerazione?
«Il G8 rappresenta comunque una finzione impotente. Le misure di condanna dovranno andare ben oltre. Si tratterà di uno sforzo concertato a tutti i livelli — alle Nazioni Unite, nel Consiglio Atlantico, nell’Unione Europea e nella Nato, dietro consultazione di Giappone, Cina e altri».

L’Occidente è obbligato ad aiutare la Georgia a resistere all’attacco russo con qualche forma di sostegno militare?
«La questione non è quali sono gli obblighi dell’Occidente in questo momento. La questione riguarda i nostri interessi a lungo termine. Se la Russia, travisando il suo potere e le sue capacità, oggi intraprende un cammino apertamente nazionalistico e imperialistico, noi tutti pagheremo le conseguenze. Pertanto è importantissimo che la Russia venga fermata adesso, avviando uno sforzo concertato e globale di opposizione e di condanna dell’invasione russa. Si potrebbe arrivare a sanzioni economiche e finanziarie, anche se si spera che altri leader russi, tra cui l’élite economica, saranno capaci di conservare il sangue freddo e tener presenti quali sono le aree vulnerabili del Paese. La Russia non è in grado di affrontare un’altra Guerra fredda».

Una risposta potrebbe essere quella di ammettere immediatamente la Georgia nella Nato?
«L’Occidente ha rinunciato ad estendere il “piano d’azione” per l’inclusione della Georgia nella Nato proprio per rispetto delle obiezioni russe. Adesso è chiaro che la deferenza mostrata a Putin, alla luce delle sue dichiarate ambizioni, è stata controproducente. In reazione a quanto accaduto, la Nato dovrebbe concedere il suo piano di azione alla Georgia, rafforzando l’impegno espresso a Bucarest lo scorso marzo, che riguarda appunto l’intenzione di accogliere, in futuro, questo Paese tra gli stati membri».

Lei non ha menzionato nemmeno una volta il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ma solo Putin. Che ruolo ha Medvedev in tutto questo?
«Un ruolo simile a quello del capo di Stato dell’Unione Sovietica nel 1950. Chi ricorda più il suo nome? La vera autorità era invece qualcuno che ancora oggi tutti ricordano… e fa rima con Putin».

Nathan Gardels
Global Viewpoint, distribuito da Tribune Media Services (Traduzione di Rita Baldassarre)
19 agosto 2008


Reese Witherspoon

Agosto 18, 2008

Mi segno qui il nome di questa attrice, copiando la voce da wikipedia.
Cercherò di guardare anche gli altri film di questa attrice che tanto mi è piaciuta in “se solo fosse vero”. Da ricordare anche una parte in Friends.

Ecco la voce da wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Reese_Witherspoon

Reese Witherspoon
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
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Reese Witherspoon Statuetta dell’Oscar Oscar alla miglior attrice 2006

Laura Jeanne Reese Witherspoon (New Orleans, 22 marzo 1976) è un’attrice statunitense.
Indice
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* 1 Biografia
* 2 Curiosità
* 3 Filmografia
* 4 Doppiatrici italiane
* 5 Collegamenti esterni

Biografia [modifica]

Passa i primi anni di vita a Wiesbaden, nella Repubblica Federale Tedesca, al seguito del padre, medico a servizio delle Forze Alleate, e della madre, infermiera pediatrica, per tornare a stabilirsi negli Stati Uniti, a Godlettsville, un sobborgo di Nashville, sua patria elettiva, dove vive sino alla metà degli anni ‘90, prima di trasferirsi definitivamente a Los Angeles.

Esordisce al cinema nel 1991 nel film L’uomo della luna, nel quale ricopre la parte di un’adolescente che vive le prime crisi sentimentali e familiari quando la sorella maggiore si fidanza con il suo primo amore.

Partecipa successivamente ad alcuni film giovanilistici, tra i quali spiccano Jack the Bear (di e con Danny De Vito) (1993), S.F.W. (1994), Paura (1996), Cruel Intentions (1999) e, soprattutto, Pleasantville (1998) ed Election (1999), segnalandosi come una delle giovani attrici più versatili della sua generazione.

Sempre negli stessi anni rifiuta di partecipare a film di genere, aventi maggior impatto commerciale, quali Scream (1997), allo scopo di non legare la sua immagine ad un determinato cliché.

Nel 1998 partecipa al film Twilight, recitando al fianco di Paul Newman, Susan Sarandon e Gene Hackman, che ne conferma le notevoli attitudini recitative in ruoli drammatici. Il ruolo la pone all’attenzione delle principali case di produzione.

Nel 1999 sposa Ryan Phillippe, al quale era legata già da alcuni anni. La coppia avrà due figli, Ava e Deacon.

Nel 2000 partecipa alla riduzione cinematografica di American Psycho, tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis.

La sua carriera decolla definitivamente a partire dal 2001. Da quell’anno lega infatti il suo nome a commedie brillanti aventi un notevole riscontro di pubblico negli Stati Uniti, che la rendono “nuova fidanzata d’America”, come accaduto a Meg Ryan un quindicennio addietro. I suoi ruoli più conosciuti sono stati quelli di Elle Woods nei film La rivincita delle bionde, del 2001, e Una bionda in carriera, sequel del 2003, nonché in Tutta colpa dell’amore del 2002, dove rivisita in chiave ironica le sue origini sudiste. Sempre negli stessi anni partecipa a due film in costume: L’importanza di chiamarsi Ernesto, tratto da Wilde (2002), e La fiera della vanità del 2004, tratto dal romanzo di Thackeray, (il film viene presentato al Festival di Venezia), dove recita nel ruolo della protagonista Rebecca “Becky” Sharp. Ha vinto l’Oscar alla migliore attrice nel 2006 per la sua interpretazione di June Carter Cash in Quando l’amore brucia l’anima, per il quale ha ricevuto anche il Golden Globe per la migliore attrice in un film commedia o musicale.

Recentemente si è vista negli schermi italiani nella commedia romantica Se solo fosse vero, a fianco di Mark Ruffalo, discreto successo al botteghino.

È titolare di una casa di produzione cinematografica, Type A, la cui denominazione deriva dal soprannome attribuitole da bambina da parte dei familiari (traducibile grosso modo come “miss 10 e lode”, a riprova di un carattere perfezionista e tenace). Con la propria società ha prodotto “Una bionda in carriera” e “Penelope”, dove recita in un breve cameo a fianco di Christina Ricci.

Nell’ottobre 2006 annuncia ufficialmente la separazione dal marito (Ryan Phillippe).

Intelligente e capace di scegliere ruoli adatti alle sue attitudini recitative, versatile, non priva di un certo fascino anche se molto distante dai modelli hollywoodiani più tipici, a trent’anni Reese Witherspoon risulta un volto popolarissimo negli USA e meno noto in Italia, dove rimane, curiosamente, un’attrice di nicchia, non ancora scoperta dal grande pubblico almeno fino alla recente conquista dell’Oscar.

Curiosità [modifica]
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* Un suo presunto antenato, John Witherspoon, ecclesiastico, è tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza e tra i fondatori dell’Università di Princeton.
* Appassionata di musica country (Dolly Parton) e rock (Creedence Clearwater Revival).
* Prima di darsi definitivamente al cinema ha frequentato il college e l’Università di Stanford, mirando a specializzarsi in letteratura inglese. Ha tuttavia abbandonato gli impegni di studio a fronte dell’intensificarsi della sua carriera.
* Grande lettrice: fra gli autori contemporanei preferisce Lorrie Moore e, fra i classici del ‘900, Graham Greene.
* Molto attiva nel sociale, specie per quanto attiene alla tutela dell’infanzia.
* Secondo una recente classifica di Time, risulta fra le 100 persone più influenti del mondo cinematografico.
* È sentimentalmente legata all’attore Jake Gyllenhaal

Filmografia [modifica]

* L’uomo della luna (The Man in the Moon) (1991)
* Sulle orme del vento (A Far Off Place) (1993)
* Un eroe piccolo piccolo (Jack the Bear) (1993)
* S.F.W. (1994)
* Freeway No Exit (Freeway) (1996)
* Paura (Fear) (1996)
* Twilight (1998)
* Overnight Delivery (1998)
* Pleasantville (1998)
* Cruel Intentions (1999)
* Election (1999)
* Best Laid Plans (1999)
* American Psycho (2000)
* Little Nicky – Un diavolo a Manhattan (Little Nicky) (2000)
* The Trumpet of the Swan (2001) – voce
* La rivincita delle bionde (Legally Blonde) (2001)
* L’importanza di chiamarsi Ernesto (The Importance of Being Earnest) (2002)
* Tutta colpa dell’amore (Sweet Home Alabama) (2002)
* Una bionda in carriera (Legally Blonde 2: Red, White & Blonde) (2003)
* La fiera della vanità (Vanity Fair) (2004)
* Quando l’amore brucia l’anima (Walk the Line) (2005)
* Se solo fosse vero (Just Like Heaven) (2005)
* Penelope (2007)
* Rendition – Detenzione illegale (Rendition) (2007)
* Four Christmases (2008)

Doppiatrici italiane [modifica]

* Doppiata da Valentina Mari ne: La rivincita delle bionde, Una bionda in carriera
* Doppiata da Elisabetta Spinelli in: Quando l’amore brucia l’anima
* Doppiata da Rossella Acerbo in: Cruel Intentions, American Psycho, La fiera della vanità
* Doppiata da Giuppy Izzo in: Tutta colpa dell’amore
* Doppiata da Federica De Bortoli in: Legami di sangue, legami d’amore, Pleasantville, Election
* Doppiata da Selvaggia Quattrini in: L’importanza di chiamarsi Ernesto
* Doppiata da Georgia Lepore in: Se solo fosse vero

Collegamenti esterni [modifica]

* Scheda su Reese Witherspoon dell’Internet Movie Database


Comunicato Usigrai su legge intercettazioni

Luglio 26, 2008

Qui sotto copincollo il comunicato dell’usigrai riguardo la legge sulle intercettazioni che il governo Berlusconi approverà al rientro dalle vacanze, si presume. La legge fu votata anche dalla camera qualche mese fa, con soli 7 astenuti e portava la firma di Mastella, se non ricordo male. Questo per ricordare quanto sia vergognosa anche la sinistra che abbiamo in Parlamento.
Purtroppo siamo in mano a quella che troppo spesso appare come una canagliesca ed autoreferenziale banda di persone che ha perso il contatto con la realtà circostante, continuando a mancare di rispetto verso i cittadini e verso sé stessa.
La legge è di una gravità enorme, io la ritengo un vero e proprio colpo di stato: dopo aver comprato i mezzi di informazione vogliono mettere sotto minaccia di carcere, non solo ogni cittadino onesto che lavora per loro nella professione di giornalismo, ma anche ogni persona libera che abbia un proprio mezzo di comunicazione quale un blog, un volantino, un megafono.
Eccolo, tratto da articolo21.info

http://www.articolo21.info/notizia.php?id=7148

Comunicato Usigrai su intercettazioni
di redazione
L’Usigrai ha chiesto ed ottenuto, sulla base delle norme contrattuali vigenti, la lettura di un comunicato, concordato con la FNSI, in tutte le principali edizioni di telegiornali e giornali radio, nonchè il suo inserimento in televideo. E’ questa la prima iniziativa dei giornalisti del servizio pubblico sulla delicata questione delle intercettazioni telefoniche e del diritto di cronaca, che va contemperato con quello alla riservatezza, ma non può essere svilito. Cancellare di fatto la cronaca giudiziaria significa affievolire notevolmente la qualità della democrazia.

Questo è il testo integrale del comunicato in onda:
“Il nostro diritto di informare e’ la vostra libertà di sapere. E’ la possibilità che abbiamo di difendervi dalle truffe e dalle cliniche degli orrori, da imbrogli grandi e piccoli, dalla mala politica fatta di interessi e clientele, da chi vi ruba persino le emozioni truccando o condizionando i risultati sportivi. Dovremmo tacere anche su “calciopoli”, in futuro, se venisse approvato il disegno di legge del Ministro della Giustizia. La tutela della riservatezza è un valore anche per noi giornalisti, ma non può essere usata come pretesto per bloccare l’informazione giudiziaria.

Per queste ragioni l’Usigrai sostiene la difesa del diritto di cronaca che la Federazione Nazionale della Stampa sta attuando con tutte le iniziative possibili.

Consideriamo il disegno di legge sulle intercettazioni un autentico bavaglio. Le norme proposte affievoliscono il diritto – dovere di informare e travolgono il diritto dei cittadini a sapere. Facciamo sindacato insieme, diciamo “no” alla legge-bavaglio.”

23/07/2008


vinci un iphone

Luglio 23, 2008

Ecco a voi come vincere un bell’iphone!

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telecomando unico

Marzo 21, 2008

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L’Autorithy: c’è troppo Berlusconi in televisione

 

 Silvio Berlusconi

Serve un riequilibrio sulla presenza nei Tg delle forze politiche. Dopo la multa da 100 mila euro indirizzata al Tg4 di Emilio Fede decisamente “parziale” nell’informazione, l’Autorità garante per le Telecomunicazione ribadisce che c’è davvero troppa Pdl in televisione. E striglia l’informazione in tv perché è troppo favorevole a Berlusconi e soci.

Una nota, infatti, ha indirizzato un atto formale di richiamo alle emittenti radiotelevisive pubbliche e private, per l’immediato riequilibrio dell’informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale. Dal monitoraggio della prima settimana dell’ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste, si legge, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime: il Popolo delle Libertà appare, in una certa misura, onnipresente in televisione e di più di tutte le altre forze politiche, Partito democratico compreso.

«Altro che brogli elettorali, di cui va cianciando Berlusconi! Questa è un alterazione ben più grave, perché siamo di fronte agli unici veri brogli, quelli mediatici». A lanciare l’attacco è il portavoce dell’associazione Articolo 21, Giuseppe Giulietti: «Bisogna dare atto all’Agcom di avere detto finalmente con grande chiarezza e dati alla mano che esistono in questa campagna elettorale gravi squilibri e continuano sistematiche violazioni delle norme sulla par condicio. Appare sempre più evidente il progressivo oscuramento delle forze politiche minori, al quale tuttavia si aggiunge nelle ultime rilevazioni anche un evidentissimo squilibrio tra le forze maggiori e nello stesso confronto tra Berlusconi e Veltroni, a favore del Pdl e dello stesso “portatore sano” di conflitto di interessi».

La notizia dei forti squilibri denunciati dall’Agcom fa scatenare i piccoli partiti che da settimane denunciano il loro oscuramento mediatico: «La situazione dell’informazione politica nei telegiornali è da tempo intollerabile – scrivono alcuni esponenti della Sinistra Arcobaleno – Dopo l’atto di richiamo da parte dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni alle emittenti radiotelevisive è necessario che venga attuato un immediato riequilibrio dell’informazione politica e venga immediatamente ripristinata la legalità». Soddisfatta per il richiamo dell’Agcom anche La Destra, secondo al quale è «evidente che se il riequilibrio imposto da Agcom non dovesse esserci con effetto immediato, per i direttori dei tg pubblici e privati si aprirebbe un contenzioso presso il tribunale civile, per i danni arrecati alla nostra formazione politica».

Pubblicato il: 21.03.08
Modificato il: 21.03.08 alle ore 16.24


Da carta canta

Marzo 13, 2008

Il Ciarra delle Libertà


“Ma questa destra smacchiata a Fiuggi chi la vole? La verità è che An è diventata ‘na monnezza, gliel’ho detto a Fini: “Alle prossime elezioni i nostri, che son rimasti fascisti nell’anima, non ti voteranno più, mejo Berlusconi”… Sono troppo fascista per assistere a questi bla bla… Creda a me. An potrà pure sedere a tavola ma non al tavolo che conta. A me la gente che cambia idea nun me piace. Nell”83 Fini faceva il saluto romano… E i nostri non lo voteranno più. Voteranno Berlusconi. Sul piano umano è meglio. E’ uno che non ha mai celebrato la Resistenza, mentre Fini non si é perso un 25 aprile… Sò amico de Gasparri… Nessun dubbio. Il mio idolo é Bertinotti. Se fossi dall’altra parte lo voterei” (Giuseppe Ciarrapico, “La Repubblica”, 11 luglio 2005)

“Non esistono, i diari di Mussolini. Dunque non è possibile che siano quelli adesso al centro dell’attenzione. Mi sono occupato a lungo del Duce e posso assicurare che questa storia non sta né in cielo né in terra… Stimo moltissimo Dell’Utri. E’ un amico di grande qualità. Magari stavolta rischia di essere un po’ imprudente” (Giuseppe Ciarrapico, “L’Espresso”, 22 febbraio 2007)

“‘Sta destra imbalsamata… Ma chi la vole? E’ ‘na monnezza… Del resto diciamocelo in faccia, la democrazia non è certo il migliore dei sistemi… Fini é un ometto impettito e deprecabile, un islamico-sionista, un furbetto… Guardi, io quell’uomo l’ho sempre detestato, An non esiste più, è finita. La destra non esiste più, e Fini non è il colpevole unico, il resto della truppa non è diversa da lui, Gasparri tiene famiglia, La Russa poi. Gli altri? Francamente li trovo impresentabili” (Giuseppe Ciarrapico, “La Stampa”, 14 marzo 2007)

“Fare il senatore di Roma a chi per una vita ha studiato e onorato la bandiera della Civiltà romana ha il senso del coronamento finale, del passo che conclude un cammino lungo… Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici… Di Fini non conservo alcun interesse politico. La sua alleanzuccia non mi è mai piaciuta. Mi sono tenuto lontano e ho fatto bene… Con Berlusconi l’amicizia è di antica data. E il suo ingegno è davvero raro. Sabato al Palalido di Milano ho conosciuto la potenza di questo movimento” (Giuseppe Ciarrapico, “La Repubblica”, 10 marzo 2008)

(12 marzo 2008)


via D’Amelio e i suoi misteri

Marzo 13, 2008

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C’erano i Servizi segreti quel giorno in via D’Amelio?

di Norma Ferrara

C’è un vuoto di circa mezz’ora e un video che racconta molto ma non tutto. Le immagini televisive recuperate alcuni anni fa dagli inquirenti, restituiscono gli attimi concitati e caotici del dopo strage in via d’Amelio, quel 19 luglio 1992 in cui persero la vita Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Limuli, Walter Cosina e Claudio Traina. Un arco di tempo piuttosto confuso in cui operarono i soccorsi, cominciarono a circolare le prime informazioni sulle identità delle vittime e fra sangue, lamiere ricurve e disperazione, venne estratta una borsa di pelle dal sedile posteriore della macchina in cui viaggiava il giudice Paolo Borsellino. Dentro – confermano i familiari – c’era una agenda rossa mai più ritrovata. Le immagini dei cineoperatori, passate al vaglio degli inquirenti qualche anno fa hanno identificato in Giovanni Arcangioli, allora capitano dei carabinieri, l’uomo ripreso con in mano la borsa di pelle mentre si dirige verso una direzione che l’obiettivo della telecamera non inquadra. Dopo qualche ora la borsa, che fa un giro di mani imprecisato, viene ritrovata nell’auto del giudice con alcune bruciature e priva dell’agenda in cui Paolo Borsellino custodiva pensieri, appuntamenti, dichiarazioni raccolte nei 57 giorni trascorsi dalla strage di Capaci. Qualche giorno fa gli avvocati di Arcangioli, unico indagato allo stato attuale delle indagini per furto aggravato (con l’ulteriore contestazione di aver favorito l’associazione mafiosa Cosa nostra) hanno chiesto alla procura di Caltanissetta di identificare gli altri uomini presenti sul luogo della strage nelle ore successive. Il riferimento alla presenza di persone legate ai servizi segreti è esplicito e sembrano aprirsi canali nuovi per indagare sui collegamenti esterni a Cosa nostra. Ne abbiamo parlato con il sostituto procuratore di Palermo, Antonio Ingroia, amico e collega di Paolo Borsellino:

Qualche giorno fa gli avvocati di Giovanni Arcangioli hanno chiesto che venga fatta chiarezza sulle altre possibili presenze in via d’Amelio dopo l’esplosione. E’ un’ esplicita richiesta di indagare sul ruolo dei servizi segreti nell’attentato a Paolo Borsellino e alla sua scorta, che ne pensa?

Non posso dire molto, sarà la Procura di Caltanissetta a fare i dovuti accertamenti e stabilire eventuali presenze riconducibili a servizi segreti, cosiddetti deviati che sin dall’inizio, in verità, hanno sempre ruotato intorno alla vicenda. I difensori di Arcangioli hanno chiesto di identificare anche le altre persone presenti e io auspico che sia l’occasione buona per chiarire i misteri che avvolgono questa strage molto più di altre. Ci sono numerosi buchi neri, vuoti anche sulle ore, sui minuti che precedono e seguono la strage di via d’Amelio.

Giuseppe Ayala, a cui Arcangioli sostiene di aver dato la borsa che ha in mano nelle immagini televisive, ha dichiarato qualche sera fa in un’intervista al Tg3 di non ricordare esattamente come andarono i fatti quel giorno poiché emozioni troppo intense si sovrapposero al caos di quegli attimi. Lei che ricorda?

Arrivai sul luogo della strage dopo due ore poiché mi trovavo fuori Palermo. C’era caos, emozioni indescrivibili e anch’io non ricordo quasi nulla eccetto un particolare, che porto limpido nella memoria. Si tratta di un ufficiale dei carabinieri che mi bloccò, mi impedì, di andare a vedere il corpo di Paolo. Gli sono ancora oggi profondamente grato per averlo fatto.

L’agenda rossa di Borsellino è uno dei tanti oggetti spariti dopo stragi o delitti che in Italia sono rimasti irrisolti. Un copione che si ripete?

E’ certo che l’agenda rossa di Borsellino quel giorno fosse con lui, nella sua borsa. Secondo un vecchio schema reiterato sempre o quasi sempre dopo omicidi eccellenti scompaiono documenti, basti pensare alla vicende che ruotano intorno alla cassaforte del Prefetto Dalla Chiesa, agli appunti che sono stati in parte cancellati dai diari di Giovanni Falcone, alle videocassette scomparse del giornalista sociologo Mauro Rostagno; solo per citarne alcuni.

Uno schema che spesso termina con l’archiviazione, soprattutto in relazione ai mandanti esterni di queste stragi o ai possibili collegamenti con apparati deviati delle istituzioni. Perché?

Perché c’è una parte dell’Italia che vuole la verità ma ce n’è anche un’altra che la verità su questi fatti non la vuole. Ci sono persone che sono coinvolte e altre non direttamente coinvolte ma che avrebbero comunque difficoltà ad affrontarla. E dunque preferiscono non averla. Omissioni, pigrizie e mezze verità taciute sono la dimostrazione di una scarsa volontà a fare i conti con questo passato. Basti pensare alla richiesta inascoltata di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del ’92 – ’93. Non c’è risposta nei fatti, manca una volontà politica, collettiva intendo, che non riguarda solo la politica ma l’intera classe dirigente.

Sempre nei giorni scorsi sono emersi nuovi particolari dal processo per la scomparsa del giornalista dell’Ora Mauro De Mauro. Cosa può dirci in merito?

Anche questa è una vicenda tormentata approdata ad un processo dopo 36 anni. Adesso il processo concentra l’attenzione di tutti ed è naturale che emergano nuovi elementi: addirittura testimoni che non sono mai stati ascoltati, documenti non analizzati con attenzione. Infine una testimonianza inquietante: un pm che riferì di aver appreso da Boris Giuliano di una richiesta, una sorta di indirizzo, arrivato dai servizi segreti nei confronti dei vertici della polizia palermitana nei primi anni ad “addormentare le indagini”, a rallentarle in maniera un po’, come dire…. burocratica. Si capisce come con questi presupposti, gli anni trascorsi che non aiutano i testimoni a ricordare ecc… tutto diventa più difficile. Ma noi non demordiamo, se riuscissimo a riportare a galla almeno mezze delle verità nascoste sarebbe già meglio che il niente attuale.

Trent’anni fa, come testimoniano i fatti raccontati da Ingroia, i servizi segreti deviati davano indicazioni mirate ad impedire l’accertamento dei fatti. Negli anni, laddove sono intervenuti, hanno saputo fare anche di peggio. In nessun processo di mafia è stato ancora accertato in Italia il coinvolgimento di persone o apparati dei servizi segreti. E in ognuno di questi l’archiviazione è stata l’unica risposta possibile.

Leggi altre notizie su Libera Informazione

11/03/2008


stipendi dei parlamentari

Marzo 12, 2008

Ecco un bell’articolo

I pensionati del Parlamento

Rodolfo Roselli

Dopo decenni di lavoro, il pensionato medio italiano percepisce circa 1.500.000 al mese mentre circa 5 milioni e mezzo di italiani, hanno una pensione minima di 700.000 lire. Queste ,si dice, sono le pensioni che hanno messo in crisi i conti della previdenza, e per lòe quali sono messi in discussione i diritti dei nuovi pensionati, queste sono le pensioni che produrranno dolorose riforme. Ma della riforma delle pensioni, e dei compensi dei nostri parlamentari, nessuno ne parla. Dal 1994 tutti i parlamentari eletti fino all’ultima legislatura, e quelli che sono stati rieletti in questa, percepiranno a 60 anni una pensione baby.

Cioè basteranno solo 5 anni di contributi per ottenere un vitalizio corrispondente ad una percentuale dell’indennità parlamentare lorda , da un minimo di 5.000.000 ad un massimo di 17.000.000. Ma se gli anni di contribuzione saranno superiori a 5 , per ogni anno di contribuzione in più, il vitalizio si otterrà un anno prima, quindi, a qualsiasi età. Notate bene che ho parlato di vitalizio e non di pensione, perché, chiamandolo vitalizio, la Corte Costituzionale nel 1994 ha reso legittimo il cumulo con altre pensioni e redditi ordinari. Tutto questo trattamento non sarà mai rimesso in discussione ,perché la Costituzione non prevede interventi retroattivi , anche se il ministro Barucci nel 1992, sotto il governo Amato, ha tassato retrottivamente i conti correnti bancari di tutti noi.

Con queste norme, che i parlamentari si sono costruiti a loro uso e consumo, si sono verificati casi paradossali. Un caso limite è stato quello del sen. Arturo Guatelli che, designato senatore l’ultimo giorno della legislatura del 1983, per la scomparsa del sen. Tommaso Morlino, senza mai essersi seduto al Senato ,ha maturato stipendio, liquidazione e il vitalizio. E quindi riscattando con 20 milioni, comodamente rateizzati, i contributi dei 5 anni di legislatura, alla quale non ha mai partecipato, riceve dal 1994 ogni anno 39.228.000 lire.

Ma questo non è il solo caso. Giovanni Valcavi subentrò nel 1991 al senatore Antonio Natali per tre mesi. Poiché in quel momento era presidente della Banca Popolare di Luino e Varese, per non optare tra le due cariche incompatibili, guadagnò tempo per 12 settimane presentando un disegno di legge per abolire la necessità di opzione, attese la scadenza della legislatura e adesso cumula due pensioni . Questa situazione ovviamente ha dei costi non indifferenti, anche perché, il vitalizio non è pensione quando rischia di non poter essere cumulato, ma è pensione quando ne devono beneficiare anche le vedove e i superstiti.

Nel 1996 gli ex senatori a riposo erano 752 ai quali vanno aggiunte 391 vedove ed eredi di defunti, per un costo di circa 94 miliardi. Nel 1996 gli ex deputati a riposo erano 1188 con una spesa di 150 miliardi, il che vuol dire 130 milioni a testa, circa 7 milioni al mese. Ma attenzione, la legge dice che un parlamentare può andare in pensione a sessanta anni se ha fatto almeno una legislatura, anche se questa non è durata 5 anni. Questo vuol dire che grazie allo scioglimento anticipato delle Camere, dal 1992 al 1997, in cinque anni ci sono state 3 legislature e quindi un deputato costantemente rieletto, pagando circa 165 milioni di contributi avrebbe potuto andare in pensione a 50 anni con circa 80 milioni netti all’anno , essendo stato presente in parlamento solo 5 anni.

Ma non basta, a chi non e’ rieletto, viene data una liquidazione chiamata “indennità di reinserimento ” che ad Arnaldo Forlani ha fruttato 439 milioni, a Ciriaco De Mita 378 , a Bettino Craxi 317. Questa situazione ha creato nell’opinione pubblica, una volta trapelati a fatica questi dati molto riservati, un’ondata d’indignazione con proteste sia di singoli cittadini, che di associazioni e movimenti politici, non legati ai partiti e, poiché la stampa ha riportato la situazione, vedendo compromessa la propria immagine, il Parlamento ha varato nel 1997 un nuovo regolamento che ha portato alcuni timidi ritocchi ai privilegi parlamentari in tema di pensioni.

Quali sono queste modifiche ?
1- valgono solo per i nuovi eletti di questa legislatura, quindi non solo i diritti già acquisiti non vengono toccati, non solo per i rieletti valgono ancora i vecchi privilegi, ma in questo modo si creano due tipi di trattamento tra parlamentari della medesima legislatura, i vecchi che sono privilegiati ed i nuovi che sono un po’ penalizzati.
2- La pensione può essere percepita a partite dai 65 anni invece che dai 60 anni, e comunque anche se si sono versati più anni di contributi non si puo’ mai scendere sotto il tetto dei 60 anni.
3- Il vitalizio è sospeso (attenzione sospeso, non revocato) non solo al rieletto ma anche all’eurodeputato e al consigliere regionale. Questo vuol dire che lo prenderà più tardi cumulato agli altri.
4- L’importo massimo del vitalizio passa dall’85% all’80% dell’indennità parlamentare lorda.(oggi tale indennità è di 20.607.808 lire) mentre resta invariato l’importo minimo del 25% e per chi ha fatto una sola legislatura che ammonta a 4.828.932 lordi.
5-Resta invariato il versamento mensile dovuto dal deputato di L. 1.762.000.

Non è difficile comprendere come sia stata beffata l’opinione pubblica che protestava e come, l’arroganza di coloro che hanno approvato questo nuovo regolamento sia senza limite. Continua così il metodo di calcolo retributivo, continuano i riscatti possibili a condizioni favorevolissime, continuano i doppi trattamenti cumulabili, continua la percepibilità del vitalizio anche prima dei 50 anni.

Ad esempio Walter Veltroni, ex deputato, ora sindaco di Roma , per le sue quattro legislature ha diritto, da subito, cioè a 46 anni, a 14 milioni lordi mensili, oltre all’indennità di reinseremento, sopra indicata. Ma vi sono i non rieletti che hanno raggiunto i 60 anni, come Tiziana Maiolo di Forza Italia che avrà un vitalizio mensile di 10.922.138, Michele Salvati dei Democratici di Sinistra con 5.151.952 lire mensili. Per altri è possibile ottenere il vitalizio riscattando gli anni mancanti al compimento di ogni legislatura. Tra i più giovani, ad esempio, l’ex deputato Luciano Caveri dell’Unione Valdostana a soli 43 anni con quattro legislature, matura il diritto ad un vitalizio di 14.013.309.

Alcuni degli interessati, intervistati per conoscere il loro parere su queste situazioni paradossali hanno risposto : “Ho pagato tutti i contributi, quindi sono in regola” (da Giovanni Valcavi) “Non sono abituato a buttare i soldi dalla finestra. Capisco che si tratta di un privilegio ma la legge non l’ho inventata io ” (da Arturo Guatelli) Marco Formentini deputato nel 1992 per 13 mesi, per divenire poi sindaco di Milano ha dichiarato “La legge è così ed io non ci rinuncio. Rinunciare al vitalizio dei 3 milioni abbondanti mensili, sarebbe immorale !” Per fortuna non tutti la pensano allo stesso modo. Riccardo Illy, ex sindaco di Trieste, ha sempre rinunciato al compenso di sindaco che è stato utilizzato per finalità sociali ( che immoralità di comportamento …!) Inoltre oggi ,eletto deputato, ha detto che, se fosse stato deputato nel 97 non avrebbe approvato quel regolamento, varato sotto la presidenza di Luciano Violante, e che essendo favorevole alla eliminazione di ogni privilegio proporrà una drastica revisione del regolamento per eliminare ogni privilegio. In questo paese dove tutti sanno tutto, l’unico segreto conservato a tenuta stagna durante le campagne elettorali e oltre, è quello dei soldi che i parlamentari percepiscono.

E quando le cifre saltano fuori si sentono le seguenti giustificazioni : “Si’, prendo circa 19 milioni mensili ma detratta IRPEF e Vitalizio mi restano solo 8.200.00 (invece, diciamo noi, gli altri lavoratori non hanno detrazioni IRPEF e previdenziali) In più è vero che prendo 400.000 lire al giorno di presenza in aula (cioè circa 4 milioni mensili) ma mi sono tolte, se sono assente per il 70% delle votazioni in aula, e poi un albergo convenzionato a Roma mi costa dalle 280000 alle 350000 a notte. Questo vuol dire che con una presenza a Roma di soli 15 giorni si possono pagare circa 4.5milioni per incassare 9 milioni. In più è vero che mi danno 6.800.000 per pagare un portaborse, ma io sono socio di una cooperativa di servizi per i quali pago circa 2,5 milioni mensili (e quindi altri 4,3 milioni restano in tasca). Per il resto mi appoggio ai servizi gratuiti offerti dal Parlamento.”

E’ bene infine sapere che gli europarlamentari italiani sono quelli che hanno lo stipendio più alto di tutti gli europarlamentari europei, infatti prendono 17 milioni mensili, mentre i tedeschi ne prendono 11, i belgi 10, i francesi 9 , gli inglesi circa 7, gli spagnoli 5 etc. Che bello ,forse nessuno di noi si era accorto che apparteniamo al paese più ricco d’Europa!

20.7.2001

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chi vota il pdl

Marzo 12, 2008

Chi vota, chi.

Il partito di berlusconi gode della maggior percentuale di «fedeltà»

Chi vota il Popolo della libertà

Gli elettori sono soprattutto uomini, con un titolo di studio-medio basso. Molti si dicono cattolici praticanti

Fini e Berlusconi (Tam Tam)

di RENATO MANNHEIMER
Il Popolo delle Libertà è la creazione di Berlusconi in vista delle prossime elezioni. Si tratta, secondo alcuni, della risposta del Cavaliere alla nascita del PD e alla decisione di quest’ultimo di correre da solo, sconvolgendo così tutti gli equilibri politici precedenti. Berlusconi nega questa genesi del suo partito e sottolinea come da diversi anni egli sogni la formazione di questa nuova forza politica che, nei suoi progetti, dovrebbe aggregare tutto il centrodestra.

IL MERCATO ELETTORALE DEL PDL – Al di là della disputa sulla sua origine, va riconosciuto che il Pdl ha subito conquistato la maggioranza relativa dei consensi. Oggi, secondo la maggior parte dei sondaggi, esso si attesta tra il 38 e il 41%. Si tratta di una quota ampia di elettorato, accanto alla quale va considerato il segmento di votanti potenziali, costituito da coloro che, pur non avendo deciso ancora la loro opzione, “prendono in considerazione” il PDL. È un bacino potenziale stimabile in circa un ulteriore 5%, presente lungo tutto l’arco politico: infatti gli appartenenti al segmento in cui il PDL potrebbe espandersi ulteriormente votano oggi perlopiù per la Lega Nord o per l’Unione di Centro, ma ve n’è una quota presente anche nel PD, ciò che mostra come queste elezioni siano caratterizzate da un’ampia mobilità potenziale.
Naturalmente, però, il PDL potrebbe, nelle prossime settimane, subire anche una contrazione di voti. Occorre dire che una buona parte degli elettori attuali del PDL si dichiara totalmente fedele, affermando di non prendere in considerazione nessun altro partito per il voto. Da questo punto di vista, il PDL è il partito che gode della maggior percentuale in assoluto di elettori “fedeli”: il 39%. Ma, come nelle altre forze politiche, resta il fatto che la maggior parte dei votanti attuali per il PDL dichiari di non essere completamente “certa” del proprio voto e non escluda, all’ultimo momento di scegliere un’altra forza politica. Le più gettonate dai votanti attuali del PDL come possibile alternativa sono la Lega Nord, La Destra e, in misura minore, l’Unione di Centro e la Lista di Ferrara. Ma anche in questo caso, si rileva come una quota non indifferente – l’11% – degli elettori attuali del PDL “prende in considerazione” il PD.

Il sondaggio (qui sotto)

LE CARATTERISTICHE DEGLI ELETTORI DEL PDL – Dal punto di vista dei connotati socio-economici, il Popolo delle Libertà si caratterizza con un elettorato tendenzialmente più maschile che femminile e distribuito quasi uniformemente in tutte le classi di età. Similmente a quanto accadeva per Forza Italia, esso si connota con una presenza assai più accentuata di persone con titolo di studio medio-basso e, di converso, una minore incidenza di laureati. Buona parte degli elettori del PDL si dichiara cattolica praticante, sebbene in misura moderata: vanno infatti a Messa grossomodo due volte al mese.

LE PROSPETTIVE FUTURE – Sulla base del suo seguito attuale, il PDL potrebbe conquistare, grazie al premio di maggioranza, la predominanza assoluta degli eletti alla Camera dei Deputati. Più controversa è la situazione al Senato. Qui, come si sa, il premio di maggioranza viene calcolato su base regionale e, di conseguenza, l’assegnazione dei seggi dipende dai risultati in ciascuno di questi contesti territoriali. Allo stato attuale, le analisi più sofisticate suggeriscono l’esistenza di una maggioranza per il PDL anche al Senato. Se, tuttavia, il vantaggio del Cavaliere sui suoi oppositori dovesse nelle prossime settimane decrescere, la situazione potrebbe farsi più critica e ci si potrebbe trovare in una circostanza simile a quella verificatasi con il Governo Prodi che dovette far fronte ad una maggioranza insicura al Senato. Con l’aggravante che, questa volta, i Senatori a vita farebbero parte tendenzialmente dell’opposizione.

11 marzo 2008(ultima modifica: 12 marzo 2008)

SONDAGGIO 
Le intenzioni di voto per il Popolo delle Libertà
Le intenzioni di voto per il Popolo delle Libertà
DEMOS EURISKO 20 feb 08 39,0
DEMO POLIS 28 feb 08 40,0
EUROMEDIA 01 mar 08 38,0
CRESPI 03 mar 08 37,9
IPSOS 03 mar 08 38,9
SWG 03 mar 08 36,5
DEMOSKOPEA 04 mar 08 40,5
ISPO 04 mar 08 39,5
LORIEN CONSULTING 06 mar 08 37,0
IPR 06 mar 08 38,5
DIGIS 09 mar 08 41,1
Il Popolo delle Libertà
BACINO POTENZIALE % INTENZIONI DI VOTO ATTUALE %
 
49,0 39,5

Sondaggio ISPO per Corriere della Sera

Campione rappresentativo della popolazione italiana in età adulta per sesso, età, titolo di studio, condizione professionale, area geografica, ampiezza comune di residenza
Periodo di rilevazione: febbraio-marzo 2008
Metodo di rilevazione dei dati: CATI
Casi: 987
Margine di approssimazione: 3%
Elaborazione dati: SPSS
La documentazione completa è disponibile sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it

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Hello world!

Febbraio 18, 2008

Ciao a tutti!
Questo è il primo post di quella che dovrebbe essere una lunga serie.
Buona giornata a tutti!