Riporto un interessante articolo da il Manifesto che parla della situazione dell’economia spagnola e delle reazioni di Zapatero che ha interrotto il suo ferragosto per correre al lavoro. Da approfondire gli accenni a scrittori come Galbraith e Rosa Luxemburg.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Agosto-2008/art3.html
COMMENTO
L’estate calda di Zapatero
Galapagos
Chrysler sta progettando una settimina lavorativa di 4 giorni. Purtroppo, quella della casa automobilistica Usa non è una «botta» di socialismo modello «lavorare meno, lavorare tutti», ma un nuovo segnale della crisi che colpisce duro i costruttori di auto. Le vendite crollano sia negli Usa che in Europa. Addittura del 28% in luglio in Spagna e per Zapatero sono dolori: la crisi incalza e il leader socialista ha dovuto interrompere le ferie e convocare d’urgenza un consiglio dei ministri per varare una manovra di sostegno che impedisca all’economia di passare da una fase di stagnazione a una di recessione.
L’interruzione delle ferie (il Ferragosto in Spagna è più «sacro» che in Italia) da parte di Zapatero è un gesto sicuramente simbolico, ma al tempo stesso il ritorno a Madrid è il segnale di una situazione economica che sta diventando gravissima. Come segnala il riaccendere della disoccupazione (tornata all’11%) ma anche una inflazione sempre più incalzante che in luglio ha toccato il 5,3% con conseguente caduta del potere d’acquisto per milioni di spagnoli. Ma la Spagna non è la sola alle prese con una fase di stagnazione che si sta trasformando in recessione. La crisi appare globale e rimbalza da una parte all’altra degli oceani.
Ieri abbiamo ricevuto pessime informazioni provenienti dall’altra sponda dell’Atlantico, ma – forse – ancora peggiori dal Pacifico. Alcuni giorni fa la Banca centrale nipponica aveva anticipato che l’economia giapponese forse era entrata in recessione. Non parlava a vanvera: visto che abbiamo saputo ieri che il Pil nel secondo trimestre è sceso in picchiata. E oggi sapremo che anche il prodotto lordo tedesco negli stessi tre mesi è andato giù: la domanda interna non tira e i consumi ristagnano. Stesse informazioni ci arriveranno oggi da Madrid, mentre dell’Italia sappiamo già tutto.
Per non parlare degli Stati uniti: i consumi non crescono anche se Bush si è dannato l’anima per far approvare dal congresso una legge che concedeva sgravi fiscali per 180 miliardi. Il tutto nella speranza vana (altra notizia che abbiamo saputo ieri) che gli americani ricominciassero a consumare e i consumi trainassero la produzione e quindi gli investimenti. Il tutto condito con una politica monetaria ultra espansiva con soldi in abbondanza e «a poco prezzo» per le banche e le altre istituzioni finanziarie che con la loro frenesia speculativa hanno provocato il boom dei consumi (ovviamente a credito) e quello dell’edilizia.
Certo, la spculazione spaventosa – e soprattutto la disattenzione delle Autorità di controllo – hanno dato il via e resa più aspra la crisi. Ma è sempre andata così, come ci ha insegnato Galbraith con un paio di famosi libri sul grande crollo e sulle follie finanziarie. Ma ridurre tutto alla speculazione e agli aumenti del prezzo del petrolio è misero. L’origine delle crisi – mi rendo conto che è un po’ retrò e ideologico affermarlo – e nella natura stessa del capitalismo. Nella cattiva distribuzione dei redditi, nel lavoro che produce ricchezza che finisce in tasche altrui. Nella scelta – questa sì solo ideologica – di lasciare mano libera agli imprenditori. Anche su tematiche sociali (scuola, sanità, previdenza, casa) per consentirgli di allargare le frontiere del profitto. E nascono da questa logica le privatizzazioni di «tutto», anche dell’acqua.
Per proseguire lungo la strada di uno sviluppo distorto, il capitalismo globale ha progressivamente allargato il mercato come aveva intuito Marx e come ci aveva spiegato magistralmente Rosa Luxemburg. Lo ha fatto cooptando paesi enormi come la Cina e l’India il cui sviluppo si sta rivelando una ulteriore contraddizione.
Oggi sapremo cosa deciderà un governo socialista: le prime indicazioni sulla manovra che varerà Zapatero non sono tutte buone. Sembra che non mancherà una nuova ondata di privatizzazioni e liberalizzazioni. Comunque vada siamo certi che a Madrid andrà meglio che a Roma dove con la manovra d’agosto si è dato il via a un processo di strangolamento dell’economia.
